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28 maggio 2005
IX





















































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28 maggio 2005
VIII





















































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28 maggio 2005
VII
house of m

sogno numero sette
Il padrone entra in una fabbrica di pentole (ma non di coperchi) che si scoprirà funzionare a schiavi dove vengono fatti girare vecchi film esaminati da una commissione di inchiesta. L'esteta studioso che è una specie di professore (è venuto fuori pure Sogni e Bisogni alla fine!) guarda un film degli anni trenta ma poi deve cercarne ancora subito un'altro, sempre un altro, per capire qualcosa che è stato perduto e che è assolutamente necessario ritrovare.

Frattanto io a Ingengeria incontro un tipo che conosco da molti anni ma di cui non sono stato mai particolarmente amico come pure avrei desiderato, mi fermo a discutere con lui e altri suoi due compagni di qualcosa che può e non può essere architettura.
Proprio di Storia dell'Architettura è la sua prossima lezione - io devo studiarla solo come materia facoltativa mentre per lui fa parte del curriculum di studi obbligatori -, non ho voglia di fare matematica e invece di rimanere con i suoi amici io mi allontano ed esco dalla facoltà.
All'ingresso, dove nel mondo reale c'è spesso un volontario del partito marxista-leninista che distribuisce volantini, trovo l'esposizione del nuovo libro di Stephen King. Era il mio scrittore preferito quando ero alle medie: ultimamente leggo troppo poco, non riuscirò mai ad avere la gloria straordinaria che merito in vita, non scriverò mai un libro.
Quando esco dall'edificio percorro il bordo del giardino di facoltà verso una delle due uscite, ho con me quaranta euro come nel pomeriggio di ieri in cui mi servivano per comprare del materiale da disegno tecnico. Per inciso: domani vado da un architetto che deve insegnarmi a disegnare.
Incrocio una suora e un prete che vanno in direzione opposta alla mia e mi piacciono i loro costumi, sento la religione come un fatto estetico. Non sono solo le strutture piacevoli degli edifici che mi piacerebbe sentire intorno, e per un attimo mi sembra di essere a Piazza dei Miracoli a Pisa, ma proprio i costumi eleganti o tradizionali indossati per fare sangue o colore: un qualche esempio di bellezza vivente.
Una ragazza va ad una festa anni venti o anni trenta, perchè devo riprendere in mano "Tenera è la notte" di Fitzgerald. Va in direzione opposta alla mia verso un teatro o una sala da ballo dove dovrebbe esserci un'aula studio, io cerco di dirle qualcosa ma lei si allontana e mi sente sempre di meno, inoltre io ho la bocca molto impastata e non si capisce cosa dico.
Trovo venti euro per strada, niente scarpetta, ma sono venti dei miei quaranta che mi erano appena caduti. Poi ne trovo altri venti per terra e faccio per anticipare un altro ragazzo che stà passando vicino. "Fai pure ma è solo una banconota norvegese, sono praticamente uguali agli euro ora che la Norvegia è entrata nell'Unione Europea."
Osservo questi soldi da vicino e noto che sono circa uguali, ricordo ora che il sito di Forza Nuova metteva in guardia i camerati dalla nuova lira turca che somigliava alla moneta di due euro.
"Hai visto? Ma qui non servono praticamente a niente. E' per questo che li lascio raccogliere a persone rotte".
La corte di Norvegia è in qualche modo associata alla festa da ballo, sulla banconota ci sono diverse immagini del re norvegese ma pure una piccola di Mussolini e di un altro gerarca fascista venuto in visita: con il mio fratello piccolo parlavo delle responsabilità della monarchia durante il fascismo. Evidentemente dovevamo essere in buoni rapporti con la Norvegia negli anni del regime (?), Norvegia: "Fame" di Hamsum, un bravo scrittore prestato al nazismo.

Intanto nella fucina, la fabbrica di prima, il padrone interrompe ancora il "lavoro" dello studioso: quello perdeva tempo guardando il suo film preferito che si scopre essere "Il castello di Cagliostro" di Miyazachi, il capitalista che dà il lavoro è furioso e strappa la pizza dal proiettore schiantandola contro la parete e la distrugge. La brutalizzazione della civiltà industriale.
Ma pure si scusa e dice che ripagherà quanto ha distrutto. Per analogia penso ancora a Miyazachi, a "Porco Rosso" ambientato durante il fascismo italiano dove a un certo punto il protagonista in fuga si ritrova con una ragazzina in una fabbrica di Milano dove devono disegnare e costruire il suo aereo.
C'è la ragazzina, che ora ha trasfigurato lo studioso, ma il padrone della fabbrica è diventato Adolf Hitler: è implicita una relazione sentimentale tra i due. La piccola spiega che non voleva che la fabbrica funzionasse davvero (Schindler's list) perché altrimenti il suo compagno tirandola avanti per sempre sarebbe diventato la trasfiguazione dell'odio e della violenza. Questo non avrebbe fatto bene al loro rapporto. Ma Adolf Hitler, l'aspirante architetto, non può fare a meno di scatenare la seconda guerra mondiale e siccome non ha potuto scoprire come evitare la catastrofe dalla cinematografia inevitabilmente verrà distrutto.
Con uno stacco in sogno o nel futuro un'enorme schiavo, ma davvero enorme, riesce a liberarsi a forza dalle sue catene mentre lavorava tra le fiamme, si spezzano mentre lui fa un urlo spaventoso.

Per farla breve, vorrei far parte di una società classista (i ragazzi in facoltà, la festa dell'alta società in Norvegia, Adolf Hitler che comanda una fabbrica) ma alla fine mi sento sempre rifiutato. Elementi di repressione (prete e suora bocacceschi, torre di Pisa, Cenerentola alla rovescia, le catene nella fabbrica), sensi di colpa legati al denaro, snobismo culturale (che per qualche ragione ho verso Stephen King o i fumetti, ma è inconscia).

Nell'immagine la famiglia reale di House of M, che sicuramente mi ha influenzato, da sinistra a destra: Quicksilver, Scarlet Witch, i figli di Scarlet Witch, Magneto sul trono e Polaris. E' una lunga saga che ha coinvolto i fumetti Marvel, uscita quest'anno ma di cui io so pochissimo: Scarlet Witch ha un crollo nervoso dopo la perdita dei suoi due figli e riconfigura l'intera realtà secondo certi suoi intimi desideri: in questa riconversione la sua famiglia ha preso il potere e suo padre Magneto regna su un mondo razzista.



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28 maggio 2005
VI
maah0

Sogno numero sei
Ecco, apro parentesi, guardavo qualche giorno fa un episodio del cartone animato di Batman (molto bello) intitolato "Perchance to dream": Bruce Wayne deve fare in conti con l'idea di aver solo immaginato la morte dei propri genitori perché sono ancora vivi e rimangono con lui nella villa e, mentre prepara il suo matrimonio con Selina Kyle, che la sua convinzione di essere Batman è solo una dispercezione e infatti lo vede intervenire in pieno giorno come altro da sè. Ma questa inedita situazione è solo il risutato di un sogno di realtà che gli era stato indotto dal malefico Cappellaio Matto dopo che era stato catturato come Batman, se ne accorge e ne vuole uscire. Jervis Teech, non mi dilungo, era convinto con questo di fargli un piacere e qui passa la differenza tra lui e Bruce Wayne o Batman: costuiva cappelli per il ricondizionamento mentale, ma diventa "Matto" già nel suo primo episodio quando si rende conto di non potere avere una certa Alice e allora la catturava, incalzato dal destino e suggestionato dalla propria fascinazione per "Alice nel paese delle meraviglie", e la costringevaa vivere in continuazione in una festa di Non Compleanno. Would you like some more tea? Delusional, schizofrenic, homicidical.

Arrivo nella mia vecchia classe del Liceo dopo aver speso molto tempo giocando nei giardini (a ricreazione oppure no) con i miei amichetti delle elementari. Mi sento parecchio a disagio perché non ho studiato e sono sporco, poco curato, com'è tante volte il mio modo di fare quando attribuisco al contesto nessuna speranza. Devo stare attento per non voltarmi verso la ragazza che mi piace perché non voglio disturbarla.
Il mio insegnante di Filosofia o Educazione Civica mi fa presente che sono pure in ritardo: ognuno è tenuto ad arrivare in orario per consumare il proprio animale nella gabbietta. Sono io l'animale? l'animale è la ricrezione? Repressione di sè? Sia pure, comunque a un certo punto ordina che tutte le nostre posizioni siano cambiate e io finisco in fondo alla classe, e se all'inizio ero in prima fila come in quarta ginnasio ora mi trovo in fondo dove ero in terza liceo. "Se continuate così non ricorderete niente del vostro liceo", dice l'insegnante. Anche la ragazza si è spostata.
Spendo il mio tempo altrimenti che ascoltando la lezione e mi concentro a disegnare stupidi scarabocchi, ma mi accorgo dopo un pò che il mio compagno di banco, dalle medie alle elementari, è molto più bravo di me: disegna i volti dei bambini con cui eravamo da piccoli.
Per creare certe immagini lui dove comunque partire da un modello che conosce molto bene, cioè copiare certe immagini dalla sua memoria e continuare a rioprodurle. Come un ragazzo carta velina: la versione di greco mi arrivava sempre fatta da altri. Siccome in questi giorni continuo a fare disegni, tra assionometrie e proiezioni ortogonali, il tipo fa i suoi scarabocchi clandestini in grossi fogli di formato A2. Non mi sfugge la contrapposizione tra Tecnica/Ingengera e Arte ma la guardo con un pò di distrazione. Sono commosso dal mia situazione perché è molto triste il mio amore segreto. La ragazza che volevo ha preso intanto per osmosi un poco della mia commozione e all'improvviso me la trovo seduta vicina che appoggia la sua testa sulla mia spalla. Le chiedo come stà e va tutto bene, quando ritira la testa vorrei ricambiare appoggiando a mia volta la testa sulla sua di spalla. Perché è la fase genitale, reciproco scambio. Però lei mi spiega che ora non va bene perché comuque c'è lezione e sarà lei semmai ad appogiarsi su di me, però certo non è opportuno che lei appoggi la sua testa sulla mia gamba quello no.
Dunque rivolgiamo la nostra attenzione sui disegni del mio compagno di banco (proprio ieri un altro compagno di banco mi telefonava perché serviva un falso testimone per un incidente stradale): commentiamo che è davvero bravo. Chiedo al tipo di disegnare N. che è un luogo comune dei miei sogni, dico alla ragazza di sapere anche io disegnare ma mi lei mi fa presente che l'unico "mio" schizzo riuscito era stato disegnato per lo più sempre da quello, dal ragazzo carta velina.
Nuovi rimbrotti dell'insegnante che si mette davanti al mio banco e dice ancora qualcosa sugli animali, noi? da mangiare?, rispondo in modo cattivo facendo una battuta che non ricordo e lui si allontana lasciando andare involontariamente un grosso peto. E tutti a ridere ridere. Una volta mi era successa a me una cosa del genere: alle medie, fui fatto alzare e dovetti chiedere scusa (umiliante, una cosa certamente umiliante).
"Lui non è così cattivo nella realtà ma lo è diventato nella realtà fittizia del mio sogno", dico. "Guarda che lo so che è tutto un sogno" mi risponde. Non voglio baciarla perché è un sogno e sarebbe disgustoso, lo racconterò al momento di descriverlo e ci farò una parte nobile.
Mi allontano "svegliato" e sono rincorso da un altro vecchissimo compagno di banco zampa-di-gallina-come-me-che-non-riesco-neanche-a-capire-la-grafia-con-cui-ho-preso-gli-appunti che mi chiedo che cosa ho perché pigolavo e facevo versi strani mentre ero in classe. Devo rispondergli: "Ti è mai capitato di sognare mentre sei sveglio, nel senso che i tuoi occhi rimangono aperti ma tutta la tua mente è come introvertita e vedi all'incontrario?".
Do la stessa spiegazione all'insegnante di religione non appena rientro in classe.

Quattro anni fa sognavo ancora di essere in quella classe del liceo. Il mio rivale amoroso (sic) arrivava in ritardo e speravo che si sedesse accanto a me: la mentalità della distribuzione dei posti era universitaria, quella si. A ricreazione mi mostra un meraviglioso computer che i suoi gli avrebbero regalato e me lo lascia provare. Voglio dare un'occhiata alla corrispondenza tra lui e la sua ragazza ma non riesco a cliccare sopra la giusta cartella, se avvicino il cursore continua a scapparmi. Sono seduto per terra e devo adoperare mi sembra un pene, l'Altro è diventato inquietante e si trova dietro in piedi alle mie spalle. ("Dov'è la tipa?", mi domanderò dopo, "E' la stanza, quindi in un certo modo le sono dentro"). All'improvviso il computer segnala con allarme una novità: "C'è un terremoto in Bulgaria!".
Al di là di Biagi-Santoro-Luttazzi verrò a sapere che se in un sogno l'allarme riguarda un posto molto lontano, nella realtà il problema è imminente e vicinissimo. Al di là di quanto pittoreschi possano sembrare contee o ducati o regni shakespeariari. Inoltre c'è sempre qualcosa di pericoloso nel paese delle meraviglie.



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23 maggio 2005
V
SVEDESIA

Sogno numero cinque                       
[sognato il 15/7/2005]
Sono andato a Stoccolma con la mia famiglia e io mi ricordo di una bella gita scolastica a Stoccolma che ho fatto al liceo, anche se in verità non ci sono mai stato: "ricordo" di come quella città mi fosse piaciuta anche se non quanto Mosca.
Ho sostituito le due gite del liceo (piuttosto infelici): Praga è Mosca, Stoccolma è Venezia.
Il giorno prima mi girava in testa la Corea del Nord comunista: quindi la periferia sovietica della città di Praga; poi avevo pensato al premio Nobel, la settimana scorsa sono stato all' Ikea, ho mangiato le torte dell' Ikea in questi giorni: quindi insomma sono a Stoccolma con la mia famiglia.
Voglio mostrare a mio fratello piccolo stralci della città ma c'è troppo poco tempo. Cerchiamo nel palazzo di una fantomatica Regina Alexandra una mina inesplosa rimasta dalla guerra dei cent'anni (per i sette anni o per i trent'anni: alla guerra dei cento anni la Svezia non ha partecipato: e mi confondo con "La Regina dei Mille Anni"che è un cartone animato di Leiji Matsumoto [1] ma la mina non si trova).
C'è la statua della Regina Alexandra che ricorda la statua di Cutey Honey nel cartone animato (erotico, di Go Nagai).
In quella gita scolastica io la mina l'avevo vista!
"Ma se c'è una mina inesplosa non è pericolosa tenerla ancora?"
"No - mio padre quando ci riporta indietro - l'hanno disattivata. Rimane solo perché è curiosa."
Il ministro Calderoli, la castrazione chimica e la castrazione del mio cane: "Brutti testicoli: erano tumorali".
Potrebbe essere una bomba del periodo/parricidio Napoleonico perché alle Guerre Napoleoniche la Svezia ha partecipato.
Torniamo a casa: e con mia zia - insegnante di Filosofia e Storia - discutiamo delle gite scolastiche e lei racconta di aver visitato tutte le città d'Europa: ma Mosca non le è piaciuta e Praga è la sua preferita.
A casa mio padre è il reverendo Camenden di "Settimo Cielo" e il mio professore di Filosofia e Storia del liceo: organizza un convegno di Psicanalisi. Io mi diverto a dare un'occhiata ai libri che useranno per il convegno: è la zia-di filosofia che me li passa sottobanco: con il passare del  sogno lei mi è diventata molto più simpatica e leggera di quanto mi sia nella realtà.
Li guardo con lei: "Riuscite davvero a usare queste immagini come supporto visivo?" le chiedo sfogliando le dispense che si rivelano illustrate da quadri che mi immagino vogliano rappresentare Anima. Lei gradualmente sfuma in mio fratello piccolo.
Il supporto visivo o masturbazione.
Un sostituto di mio fratello grande - nel sogno interpreta mio fratello grande - ci spia da dietro e corre a dire tutto al reverendo Camenden.E mi tocca subire una di quelle ridicole prediche buoniste di "Settimo cielo": e io odio quella trasmissione.
Quando lui se ne va inizio a picchiare il fratello-spia e quello piccolo mi guarda; io ho capito che è solo un sogno e al tempo stesso mi piace picchiarlo: ne sento il bisogno: è un piacere triste.
Poi mi svegliano e mi dicono che mentre lo picchiavo sul corpo colpivo me stesso e se lo colpivo sui denti colpivo i miei stessi denti: quando gli attorcigliavo le dita facevo del male alle mie mani: e sono piuttosto spaventato, e credono che sia malato. Parlo con mio padre (professore di filosofia-psicanalista), lo ascolto e anche lo derido: ma resto impaurito.
Mi manda in clinica: scrive al direttore di non darmi dei farmaci perché comunque mi vuole bene: concorderanno insieme la terapia; ora pare che io sia cresciuto in Svezia i primi anni della mia vita e siccome ora la clinica è in Svezia io dovrei impossessarmi della lingua Svedese certo più in fretta di quanto non farei se già non ne avessi immagazzinato qualcosa già da piccolo.
Mio padre Chirac (per deridere Napoleone) scrive a Schroeder che sono in clinica e che dovrebbe andare tutto bene, ma intanto io ho deciso di uscire dalla clinica e incontro il cancelliere subito dopo che ha chiuso il telefono.
Rilevo due aspetti prima di continuare:
1 Wallenstein (tedesco) ha combattutto con gli Svedesi durante la Guerra dei trent'anni, e nella vita vera una ragazza tedesca ["arbeite seit vier Jahren als Lehrerin für Deutsch als Fremdsprache bei Berlitz und studiere seit einer Ewigkeit Geschichte und Germanistik in Bochum."] mi aveva detto che lui era un po' pazzo; Schiller gli dedica un opera in c'è un suo monologo sulla volontà (molto famoso) che io ho ripreso da qualche parte.
2 La Svezia è fuori dall'euro.
Comunque Schroeder è in un albergo costoso ma poi il posto evolve in una caserma di polizia: e Schroeder diventa anche l'ispettore Derrick: mia madre (vera, quella finta è la regina di Svezia!) apprezza Derrick per tutto il gioco di psicologia con cui sono intrecciate le sue storie. Gli parlo in tedesco e mi risponde in tedesco. Ed è strano che io riesca a capire tutto perché del tedesco non conosco molti vocaboli; da questo mi accorgo di nuovo di essere in un sogno. E inizio, tutto fiero, oltremodo saputo: "Il diavolo può solo ripropormi qualcosa che già so: può solo gettarmi addosso scampoli della mia stessa mente" e mi sposto per l'ufficio dove ora c'è anche mio padre-filosofo-psicologo-Chirac, era solo un po' più in fondo.Continuo: "Il nostro problema è che entrambi vogliamo fare i maestri: e siamo, si può dire, nella nostra materia. Ma dopotutto questa è la mia mente e io sono il protagonista e in questo c'è qualcosa di ridicolo."
Qualcuno viene a dirmi che c'è una telefonata per me e mi accompagnano in un altro studio; credo di sapere chi potrà essere: la solita ragazza che mi piace ritrovare nei sogni. Sono anche contento perché ho di nuovo un sogno da interpretare e raccontare.
Ma al telefono non c'è quella ragazza: ce n'è un'altra, che conosco e trovo odiosa: proprio in questi giorni si laurea una che le somiglia. E mi dice frasi elementari e infantili: e in particolare "Sei brutto! Brutto! Brutto!" come se dovesse farmi l'aereoplano per farmi ingoiare un boccone. Dominavo la scena fino a prima della telefonata ma adesso mi rovescio a terra e non so cosa rispondere, biascico qualcosa, sono del tutto impotente. Io non sono brutto! [a scuola, e alle medie e al ginnasio in particolare, me n'ero convinto.] Continua: mi deride, dice qualcosa a proposito di me e di quella ragazza che volevo al telefono. Sono le solite cose: sono al punto in cui tutti i miei sogni si rincorrono. E insomma è il punto limite e mi voglio svegliare.

[1] duplicazioni di donne con i capelli biondi da un Matsumoto a un Matsumoto: da "La Regina dei mille anni" a "Capitan Harlock" a "Galaxy Express 999". Ragazze nordiche comuque: lo si evince chiaramente dal fatto che poi Matsumoto abbia deciso di sovraintendere a una riduzione di "Der Ring des Nibelungen" con Capitan Harlock.
Poi in genere nelle storie di Matsumoto c'è un adolescente viene iniziato; nel finale di "Galaxy" il ragazzo prende per l'ultima volta il treno dello spazio e affronta un Darth Vaeder- suo padre - ispettore generale delle ferrovie.

[2] Ibsen piuttosto che Strindberg: Stindberg era svedese ma non l'ho letto, Ibsen era norvegese come Hamsun: uno psicologo mi ha prestato "Fame" di Hamsun e mi era piaciuto. Kierkegaard era danese. "Gli scrittori nordici sono tutti depressi e hanno una sessualità angosciosa". Poi li confondo. Poi mi piacciono i pasticci linguistici; Kalmarunionen är en benämning på personalunionen mellan Danmark, Sverige och Norge mellan 1397 och 1523.



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22 maggio 2005
IV

Sogno numero quattro
Sono nel castello estense di Ferrara dove si cerca qualcosa e ho invitato N. perché la cerchi per me. Una ragazza del castello dice a lui che io gli piaccio e di non poter parlare con me dal momento che è timida, ma io sono presente al momento della conversazione. Non voglio conoscerla, non mi piace, non ce ne sarebbe il tempo, non è lei quella che mi interessa (e non potrebbe mai interessarmi perchè non la voglio conoscere, dubito che lei potrebbe interessarmi in ogni caso, la cosa mi irrita).
Cerco io per il castello Estense (non c’è differenza tra me e N. ora) e quel luogo che mi sembrava inutile improvvisamente mi piace moltissimo, rifletto che anche Amarcord di Fellini verso cui inizialmente avevo molta diffidenza ora mi piace allo stesso modo. Il tempo del sogno, del ricordo negativo, l' imperfezione malvagia della vita. Vedo varie cose che poi non ricorderò, il castello sembra molto grande, se cerco di passare troppo repentinamente da una parte all’altra una vecchia si preoccupa per me e mi trattiene. Non devo peccare di hybris. Vedo dentiere di scimmia in teche da museo, una reliquia medievale che non posso raccogliere perché c’è un dislivello troppo grande tra la finestra e il terreno. Tutto è enorme, i mobili rispetto alla mia persona, tutto è infattibile, c’è un’oscura minaccia su di me e quelli del castello.
Decidiamo io e coloro che mi hanno ospitato che bisogna andare incontro agli invisibili nemici che ci minacciano. Camminiamo, sembra di essere in Louisiana, facciamo finti di essere neri, vuoti, privi di emozioni risucchiate in noi dal voodoo. Il luogo è terribile e non si arriva mai al punto. Cammino e davanti a me c’è un panorama notturno, tanta erba non tagliata continua ad apparirmi davanti, silenzio intorno. E' l’ambientazione di un film di James Bond, “Vivi e lascia Morire”, dove bisogna salvare una ragazza che ha il potere di leggere il destino nelle carte, si pratica il voodoo. Dietro di me i saggi del castello ci accompagnano, c’è un ragazzo nero con noi (è uno che nella vita conosco, bianco in realtà, qui trasfigurato, si sente una vittima: dice di sentirsi un nero). Voci dei saggi: “Non bisogna mostrare niente di noi” “Ma i ragazzi non possono celare le proprie emozioni” “Certo è terribile, il luogo dove vivono [i nostri nemici], terribile” “Questo è il luogo dove riposa Gadda”. Pausa. Penso che forse sto dormendo e mi fermo trasformandomi in un cumulo di lenzuola, un grumo pensante. Improvvisamente sono a destinazione.
Due vecchi gemelli vestiti di bianco al termine di un breve corteo. Sono i nipoti di Gadda con cui mi capitò di avere a che fare nella vita. Sono seduti tra i tappeti e vogliono sapere qualcosa da me, sono con altri: uomini e donne presenze indistinte seduti anche loro sui lati del corteo mangiano qualcosa mettendosi e togliendosi le dentiere di scimmia che avevo visto nel castello museo. I due gemelli non mangiano, solo gli ospiti che si trovano tutti sulla loro destra o sulla loro sinistra seduti come loro. "Serata" di gala. L’ultima cena sull’ erba (ma in notturna, in un silenzio terribile) di Jesus Christ Superstar. Quelli ai margini sono gli apostoli. Stanno mangiando il corpo di Dio! Il dio onnipotente… Il corpo di Gadda! Le dentiere di scimmia, il cervello di scimmia, mangiare il cervello per acquisire la conoscenza dei padri. E’ un rovesciamento: io sono Giuda condotto dalle autorità del Castello a Gesù Cristo cioè ai due Gadda, la dualità, perché sconti la mia colpa: sono un falso amico, non sono io il profeta. I due gemelli sono bianchi perché sono puri, al contrario dei loro schiavi neri delle piantagioni che li servono docili. Il bianco è superiorità morale ma anche un inganno. Bianco fuori nero dentro, nero fuori bianco dentro. Come la rappresentazione degli dei nella mitologia indiana. Shiva. In una scena di "Indiana Jones e il tempio maledetto" mangiano cervello di scimmia. Era ambientato in India. Il sonno profondo di Kalì. I due gemelli sono vecchi perché hanno bisogno di sangue giovane per rinascere, ringiovanire. E’ anche una profezia [...].
E ancora quella voce dietro di me, i saggi alle mie spalle non visti (nel sogno ora guardo sempre e solo avanti) ai nemici: “Io non so se vi salverete o meno, se la vostra terra verrà risucchiata [distrutta?] o meno, ma ho portato la persona in grado di rispondere alle vostre domande” C’era un clima amichevole: quell’ incontro invece di essere una sortita era una specie di appuntamento preso da tempo, sulla natura dell’incontro io era stato ingannato. Non era N. che doveva cercare qualcosa nel castello ma io. Mi hanno ingannato facendomi credere di essere importante (comandare persino N. !). Ed in realtà non dovevo cercare niente, solo essere portato lì. La ragazza del castello era un fantasma e doveva dirmi qualcosa, forse poteva salvarmi. Sarò sacrificato. Amen.



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15 maggio 2005
III
010863

Sogno numero tre
Una serie di personaggi si propone come sindaco per Forza Italia: si tratta di una registrazione televisiva in cui uno alla volta dalla platea salgono sul palco dove dicono alcune frasi con Berlusconi (mio padre elettore forzista) per poi ricevere l’applauso di tutto il pubblico. E’una manifestazione di Forza Italia e nel contempo anche un corso di autostima (Tom Cruise in “Magnolia”).
Mi accorgo che il pubblico è composto da alunni della mia università e come limite estremo G. è in fondo alla sala che osserva tutto. Oltrepassarlo è fisicamente impossibile; egli è anche il conformismo, l’assemblea di Forza Italia lo sbocco inevitabile di Ingegneria nel grande capitalismo. Quella assemblea è nell’aula magna della mia facoltà. Salgo sul palco ma non voglio esser applaudito: parlo di gnoseologia ma il pubblico mi applaude ugualmente. Ritornato a sedere un mio compagno di corso mi paragona ad una divinità che fa mille cose oltre all’ingegneria e io di buon grado accetto i complimenti.
Arrivano i carabinieri ad arrestarmi (Mazzone, allenatore del Brescia dopo la partita con il Milan: “Se fossimo usciti da San Siro con una vittoria sarebbero subito arrivati i carabinieri ad arrestarci.”), io consegno loro tutto il mio raccolto (creativo, personale), grano per fare il pane. Vado a prenderlo in una cantina/panetteria aggregata all'aula magna di facoltà da una rampa di scala. Quando esco i panettieri che erano lì si rivelano essere quelli del serial televisivo “Carabinieri”. (In un sogno tutto dovrebbe essere di mia proprietà? Nel mio tutto appartiene a Berlusconi). In particolare uno di loro che nel serial ha fatto il doppio lavoro panettiere – carabiniere dice all’improvviso: “Si è accorto di sognare” [ qualsiasi cosa direte potrà essere usata contro di voi] altri: “Dobbiamo stare molto attenti a quello che diciamo perché potrebbe essere interpretato” “Ad esempio se io affermo di essere il figlio del droghiere si potrebbe sostenere che sono un drogato”. E i personaggi si accavallano, la situazione diviene incomprensibile, tutti cercano di fare bella figura .
Quindi mi sveglio e sono al Maurizio Costanzo Show tra molte persone che dormono; Maurizio Costanzo assomiglia ad un tapiro [nella mitologia giapponese, mi sembra di ricordare, fanno addormentare o svegliano gli uomini]. Hanno raccolto persone per portarle al Parioli perché possano raccontare allo psicologo Morelli i loro sogni ed io in particolare sono stato raccolto all’assemblea di Forza Italia dove mi ero addormentato. Sono contento di avere sognato e voglio scrivere il sogno. Ora sono Vassilij Zaezev, eroe del comunismo, cacciatore che ha ucciso e catturato la sua preda ( Berlusconi, il sogno, l’ombra di un padre) [Cacciatore, la preda che tu cerchi io mai la vidi/ zitto Dio esiste soltanto nell’ attimo in cui lo uccidi (Caproni)], creatura anch’essa del sistema mass-media.
Cerco la bella e la ritrovo nell’ambulatorio [nella mia stanza nel letto di sotto, io dalla stanza di mia madre dove dormivo quella notte ho solo attraversato il corridoio ] come nell’ultima scena del film. Voglio scrivere il sogno e prendiamo con noi mio fratello piccolo – orfanello Dickensiano. Arrivati in cucina – proto-famigliola ci disponiamo nei posti caratteristici della mia famiglia che sono anche simboli dei ruoli. La carta è inadatta a scrivere il sogno, l’immagine si allontana e sfuma.



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14 maggio 2005
II


Sogno numero due

Mi trovo davanti alla vecchia casa di N., un amico che ora ho perso di vista. Si tratta di una villa, due piani e un grande giardino, in cui da bambino avevo passato momenti molto divertenti. Di colpo vedo N. e sua madre arrivare in jeep . "Toh, guarda…- dico io – passavo proprio di qui, ma d'altronde avrei potuto benissimo passare da queste parti facendo un'altra strada". Si tratta di un mio lapsus: nella logica balorda dei sogni io volevo essere lì in quel preciso momento (!). N., mi dice lui, è ancora il proprietario della casa (nella realtà non più): i suoi nonni gestiscono tutto.
Mi invitano ad entrare e io li seguo. Arriviamo in uno scantinato. il padre di N., è vero, aveva un'azienda di vini e la portò al fallimento; lo ricordo, sempre ben vestito, quando veniva alle elementari a prendere il figlio, e poi qualche anno più tardi, vestito trascurato, dopo aver divorziato. Nelle botti della cantina ci sono le carte da gioco di cui andavo matto da bambino: in ogni botte le carte che hanno il dorso di un diverso colore. La madre di N. mi spiega che le nuove carte arrivavano per posta ed erano ritirate dal loro cane, che provvedeva anche a metterle a posto. Si trattava del loro terzo cane, dopo che i primi due gli erano morti. Dopo averle ritirate, il cane si lavava la faccia (un gesto che io associo alla masturbazione). "Sostengo", a quel punto, che la morte dei cani uno dopo l'altro ci sprofondi nella tomba e quando la madre se ne usciva con un lamentevole "Ah, non mi ci fare pensare…" io continuo, aggiungendo che nel "Gattopardo" la vita di un uomo era stata riassunta da tutti i cani che quello aveva avuto, morti uno dopo l'altro; ma solo il primo era stato impagliato,si avviticchiava il ricordo. [Il "Gattopardo", una famiglia nobile decaduta come quella di N. o come poteva essere la mia con il divorzio dei miei genitori].
Ero indispettito che fossero tanto complimentosi per quelle quattro frasi sui cani, quella osservazione era piccola cosa. Ebbi l'idea di rubare delle carte, tra tutte scelsi quelle nere e quelle viola. Ma non riesco a rubare: ho paura; chiedo a N. il permesso di prendere le carte. Lui mi dice che per prenderle devo lavorare. Ora lavoro, sono tornato bambino e allo stesso tempo sono ancora adulto, intorno a me percepisco la presenza di tutti quei compagni che avevo intorno da piccolo; li odiavo tutti. Il lavoro consiste nel mettere in ordine dei libri in uno scaffale,sempre in cantina. Tra tutto quei libri faccio cadere una monoografia su Fellini (che creava i film dai suoi sogni) vicino ai fumetti di Nathan Never. Ora la madre di N. "mi rinfaccia la mia inettitudine" e io le faccio notare come manchi il numero zero di NN. Con mia grande sorpresa quella afferma che quel numero (che io possiedo) è fuori dalla loro portata, ha un valore in soldi troppo alto (ed io potrei sostenere di averlo sempre posseduto, ricevuto in dono).
Ora sbuco da un buco nel pavimento nella camera di N.e chiedo a lui quale fosse la carta migliore tra tutte quelle in cantina; non mi dice quella che mi aspettavo ma un'altra dello stesso colore.Commento con lei-lui di come la madre fosse un sergente di ferro e come non fosse da meravigliarsi che il padre, una volta cosi ben vestito, fosse fuggito: odiò il filisteismo, la ricchezza apparente. Lei-lui: perchè quel personaggio con cui parlo è sempre N. ma, ora, anche una ragazza che nella vita reale mi piaceva (mi piace?) davvero molto.
Cambia l'ambientazione, ora sono me stesso ma anche Silla, dittatore prestigioso rifugiatosi in campagna dopo terribili episodi di violenza (come mio padre dopo il divorzio); quel dittatore con le sue liste di proscrizione che indicano le persone bandite. Ora cerco quella ragazza (che si trova nella stanza di N., io vengo da fuori) che è anche Tiffany Amber Thiessen, "sorella incestuosa" di Beverly Hills 90210 (interpretava un'amica d'infanzia di Brandon, quel personaggio sostituiva quello della sorella di Brendon venendo ad abitare nella stessa casa con lui. i due poi non si metteranno insieme.) E' proprio lei (la ragazza che conosco/Tiffany Thiessen) che, in effetti, sono venuto a trovare. Le vengo annunciato dalla madre ma io sono sulla lista (un foglio di carta con dei nomi, di proscrizione) di quelle persone stimate, ma che non possono essere ricevute. Esco fuori in giardino, la casa di N. si è sovrapposta alla villa in campagna della mia amica e a quella di papà a Lonato; ritrovo il cane di prima, mi chiedo come sia cresciuto cosi affidabile e buono. Interviene un altro cane con due spalle robuste, bianco, che mi conferma a parole come sia ammirevole che quel cane sia cresciuto forte e diffidente dagli estranei e se ne prende il merito. "Sono io che l'ho aiutato". Lo sguardo triste del cane giovane non mi convince.
Ed ecco vedo salire e scendere tanti piccoli cuccioli da una salita: sono appena stati partoriti dalla loro madre. "Ma non aiuti quegli altri? Non sono cuccioli anche loro?" Il cane grande afferma che da piccolo soffrii molto il nido e che ora avrebbe difeso il giovane cane dai nemici del nido (cioè il nido stesso).["sono gli altri figli di mio padre"] Quindi la voce di Dio dall'alto del granaio: "Ecco cosa temi della sinistra: i movimenti". Ed io e la mia amica, meravigliosa, che ora è accanto a me sorridiamo di quel battibecco. Io a lei: "C'è ancora speranza? Il giovane cane può ancora diventare amico dei suoi compagni del nido?". Lei: "No, ormai è troppo tardi ma c'è ancora il suo mentore. E' l'unica cosa che gli sia rimasta tra i vivi" Lei mi fa notare che io e lei non ci conosciamo ed io sostengo che ci conosciamo da sempre. Vorrei baciarla.



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14 maggio 2005
I

Sogno numero uno
In cucina mia madre discute in cucina con una psicologa che ha chiamato per me: donna cortese, artista, sul genere di un insegnante di musica che mi è capitato di avere alle scuole medie. Io ascolto il colloquio. “Sono tre anni che va avanti parlando di quella ragazza e lui dice che è successo qualcosa ma io non credo sia successo niente. Quella povera ragazza aveva solo il pregio di dire quello che pensava." Incrociando mia madre risalendo il corridoio le dico: “Lei mi ha sognato”, e quella a me “Lei ha sognato tante persone”.
La psicologa, che pur credeva di poter essere utile, sentito questo scoppia in lacrime. Si trova seduta dove mia madre mi dava spiegazioni di Mate (Ingegneria), al fianco mio fratello piccolo che si esercita per disegno tecnico. Fogli e documentazioni che si era portati dietro ingombrano il tavolo. E disegni come macchie Rorschach. Sui disegni vedo rondinelle (derby Brescia – Atalanta, il nuovo ragazzo di Lei era bergamasco, su uno striscione della curva bergamasca una ragazza d'oro su sfondo blu, the glittering girl di Fitzgerald, Lei è una bellezza sportiva, Atalanta e la mela d'oro) e incidenti stradali (dove rischiò la vita un ragazzo di cui ero geloso. L'incidente lei me lo raccontò in una conversazione in cui affermava di essere molto contenta di sentirsi legata alla città di Brescia).
“Già che c’è” la psicologa mi passa un libro che nel sogno sono certo di aver letto, in esso tre orfanelli: una lepre (o coniglio? Inseguire il mio rivale edipico, essere forse più veloce, avere paura), una tartaruga (favola della lepre e della tartaruga) e un pappagallo (Paparagal rivale del Maradagal, il doppio in un libro di Gadda) devono ritrovare per il bene della comunità una mela d’oro andata perduta. L’impresa ha successo, l’immagine di un orso-poliziotto (con cui mi ero fotografato in un negozio di giocattoli a Praga comunque sovrapposto al ricordo di un poliziotto violento in un fumetto che parla di padri e figli), che solleva la mela come Maradona il suo pugno sancisce la fine della storia.
La psicologa sostiene che esistono anche un secondo e terzo libro e nel secondo in particolare è ricercata dai tre la coppa della vita, un simbolo sessuale. Ora sono angosciato, la situazione che all’inizio sembrava tanto semplice si palesa sempre più ingarbugliata, terribile, Kafkiana. Le parole del secondo libro sono ambigue e spaventevoli e il coniglio palesa pensieri suicidi. Accenni al racconto “Sciacalli e Arabi” di Kafka mi riportano al tema dell’ incomunicabilità e della mutua ostilità dello sfondo.
Mio fratello minore è scomparso. La psicologa che si era allontanata mentre leggevo ritorna. Tutto è scuro, le tapparelle inspiegabilmente abbassate. Inizia a urlarmi addosso che la mia colpa è avere insultato mio padre, essermi illuso che tutto potesse essere facile. All’ apice della mia paura un quaderno fa il suo ingresso – io stesso l’avrei scritto, pieno di “deliri”-, lo introduce un me stesso con voce femminile, sembra una bambola, che mi compare alle spalle. Sostiene che l’ultima frase sia falsa. “Io non odio mia madre è l'ultima frase – penso io – quindi (?) la penultima è vera: io odio mio padre”. Ne sono molto contento. “L’hai scritto proprio tu questo quaderno?” continua il mio doppio, “dicevi di amare colui che imita solo altri personaggi, La verità è che sei stato escluso da questo posto!”
Fa dunque due disegni, il primo non lo comprendo, il secondo è una casa, circuiti elettrotecnici (ingegnere scrittore) il corpo di Kafka morto straiato sul letto su quello stile stilizzato delle illustrazioni del Processo, un pene, una serie di vincoli della Scienza delle costruzioni. Grido: “La casa di N.”, “Bravo" mi fa quel altro e aggiunge “N.è un bravo portiere” ma qui c’è stata un inversione sul ruolo in cui io ed N. giocavamo da bambini: ero io il portiere. A questo punto la coppia psicologa-bambola perde di autorità ed io colpisco l’ombra di me più volte con il compasso del mio fratellino rimasto sul tavolo, gli bucherello il braccio come per drogarlo. Quindi dico “ora me ne vado”, faccio per andarmene ma la donna mi ha afferrato il braccio.



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